Numeri Primi

Numeri Primi raccoglie opere autonome nate in momenti diversi della mia ricerca.
Ogni lavoro nasce dall’incontro con un materiale, un oggetto o una traccia del reale, dando origine a una forma scultorea autonoma.
È un progetto aperto, in continua trasformazione: alcune opere rimangono invariate, altre si sviluppano in nuovi progetti, cambiano forma o scompaiono, mentre nuove presenze entrano a far parte di questo insieme in continua evoluzione.

I SWEAR THIS IS THE LAST TIME

I Swear This Is the Last Time custodisce in un blocco di resina il calco in gesso di una mano ricoperta di muschio stabilizzato, come un’isola sospesa nel tempo. La mano, simbolo dell’agire umano, richiama il gesto del giuramento: una promessa che continuiamo a ripetere, ma che troppo spesso rimane disattesa. La natura, sottratta al proprio ciclo vitale e cristallizzata nella materia, diventa metafora della responsabilità che rimandiamo, mentre questa “ultima volta” continua a trasformarsi, inevitabilmente, nella prossima.

OUR HOUSE IS ON FIRE

L’opera consiste in una porta d’appartamento recuperata a Berlino dopo un incendio, identica a quella che in quel periodo era la porta della mia camera da letto.
Un intervento in foglia d’oro sulla maniglia danneggiata apre una riflessione sull’abitare, sulla responsabilità e sulla fragile possibilità di prendersi cura di ciò che resta.

THE HIDDEN HUNTER

Un tronco d’albero recuperato dopo l’abbattimento diventa il punto di partenza dell’opera. Una scultura di una mano e una piccola figura umana, affacciata all’ingresso di una galleria scavata dagli insetti, trasformano il tronco in un luogo abitato, suggerendo come lo spazio costruito dall’uomo possa nascere dalla perdita di quello di altre forme di vita.

THE BIG DATA WORLD

L’opera si compone di un tronco di betulla, una cornetta telefonica e un diapason accordato a 440 Hz. L’accostamento tra natura e strumenti della comunicazione suggerisce una connessione fondata non sulla trasmissione dei dati, ma sulla capacità di entrare in relazione con il mondo naturale.

THE GRAVITATION OF A DEAF SOUL

Una corteccia di betulla è sospesa su un passepartout che lascia emergere una superficie quadrata di bitume, all’interno di una cornice-contenitore. La sua forma evoca un gesto pittorico essenziale, suggerendo quel raccoglimento meditativo in cui la ricerca di sé si apre a una relazione silenziosa con il mondo naturale.

THE NEST

Un grande nido, intrecciato a mano con materiali naturali e bitume, è sospeso sulla parete. Evoca una forma primordiale dell’abitare, dove natura e presenza umana convivono in un fragile equilibrio.

Remember Nature

REMEMBER NATURE

Una mattonella proveniente da un monastero abbandonato, ricoperta di muschio, è accostata alla scritta “#MeToo”, come un piccolo cartello di protesta. Il gesto trasferisce nel mondo naturale una rivendicazione nata in ambito umano, suggerendo una riflessione sulle forme di violenza che colpiscono anche gli ecosistemi.

DON’T STEP ON MY GARDEN

Realizzata per una mostra itinerante, l’opera consiste in una scatola di cartone fornita agli artisti come contenitore del proprio intervento, all’interno della quale ho inserito una piccola porzione di prato prelevata dal Grimmuseum di Berlino, dove al tempo lavoravo come photo reporter. Una targhetta incisa con la scritta “Don’t Step on My Garden” è conficcata nel prato. Il viaggio trasforma un gesto di cura e rispetto verso il mondo naturale in una riflessione sulla sua inevitabile trasformazione.

EVEN DIAMOND STARTS AS COAL

L’opera consiste in una piccola figura di bambino collocata su un frammento di legno carbonizzato recuperato dopo un incendio, trasformato in un paesaggio in miniatura. Il contrasto tra la presenza umana e ciò che resta del mondo naturale apre una riflessione sul futuro e sul rapporto dell’uomo con un ambiente profondamente trasformato.

IN THE FLAT FIELD

L’intreccio di strisce di bitume ricoperte di foglie triturate dà forma a una superficie che richiama un tessuto. Il dialogo tra materia organica e costruzione geometrica suggerisce una riflessione sulla possibilità di ricomporre elementi naturali in nuove forme, dove il gesto umano non sostituisce la natura, ma ne riorganizza la materia.

YELLOW GOLD ON BLACK GOLD

Realizzata nell’ambito del progetto 100 artisti per Kimbau, l’opera consiste in una superficie di bitume su cui è applicato un rettangolo in foglia d’oro che lascia emergere il contrasto tra i due colori. L’accostamento di due materie accomunate da un forte valore economico e simbolico suggerisce una riflessione sul significato che l’uomo attribuisce alle risorse naturali e sulle contraddizioni che ne accompagnano lo sfruttamento.